Rieccoci qui a parlare di palestra ed allievi:
Passi giorni, settimane, mesi e persino anni a preparare i tuoi allievi per le gare; "non so se posso fare la gara, non mi sento in grado" o altre cose che possono saltare in testa ad un ragazzo; "devo studiare", devo andare via con miei, non ci sono per......qualsiasi motivo basta non partecipare alla gara, poi, quando finalmente li convinci e li prepari anche mentalmente che possono affrontare questa situazione fisica e psicologica, ti dicono: ok, faccio la gara; iniziano gli allenamenti veri e propri: preparazione fisica, ukemi, butsukari, uchikomi, randori e anche shiai fino alla nausea. Esci dalla palestra per entrare nello spogliatoio ma non sai nemmeno dove stai andando. La doccia ti leva quella stanchezza che, una volta a casa sul divano, ti ritorna , ti addormenti dopo 2 ore per i crampi e l'adrenalina che hai, ti svegli al mattino e vai sul posto di lavoro e ti chiedono se ti hanno investito o se hai fatto cose turche la notte; e questo nella tua palestra perchè, come se non bastasse, li porti in giro nelle palestre limitrofe per allenarsi ancora e ancora, escono soddisfatti e tu più di loro in quanto li vedi sempre migliorare e convincersi che ce la possono fare. Ecco il giorno della gara: non posso, non ci sono, non me la sento, sono fuori peso....ma cosa ci siamo fatti il mazzo a fare allora? dillo! faccio judo per fare un po' di sport ma le gare non mi interessano, nessuno obbliga nessuno a fare ste benedette gare, non ti lamentare se non vedi miglioramenti , fatti i kata (senza nulla togliere a chi fa i kata) ma non fare i combattimenti.
Questo è più uno sfogo visto che comunque c'è anche chi non vede l'ora di salire sul tatami anche malconcio, ma questo non basta, ci vuole cuore e sacrificio per fare questo sport ma forse non tutti vogliono fare quello ho fatto io, ossia seguire le orme del maestro, prendere un 1° DAN e salire sul tatami con altri judokas potendoli guardare negli occhi e sentirmi come loro: fiero e potente per quello a cui mi sono preparato. A mio padre e maestro, quando mi diceva se volevo fare le gare, dicevo sempre di no ma una volta sul tatami davo tutto quello che potevo aver imparato da lui e quando vincevo vedevo la felicità sul suo viso, nei suoi occhi e questo mi rendeva orgoglioso.
Al giorno d'oggi non è più così, oggi il motto è diventato da "l'importante è partecipare ma se vinco è meglio" a "l'importante è partecipare". Una mentalità che non si addice ai judoka comunque amen, i tempi cambiano.
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1 commento:
Fratellone...meraviglioso! un post stupendo, ma facciamoci forza dai, tanto ti metti un po' in sesto e poi il prox anno si va assieme a fare le gare! Alla faccia di chi la pensa che "l'importante è partecipare"! Io la penso sempre all'antica...ed è difficile rinunciare a salire sul tatami e gustarsi l'ebbrezza, mettersi in gioco, tanto se va va e se non va deve andare! Sarà che le generazioni nuove hanno poco coraggio?
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